Genealogia dell'Essere
IL SENSO DELLA MEDICINA DELL’ANIMA
Scritto da Dario Urzi il 26 ott, 2011, su Genealogia dell'Essere, Medicina dell'anima
QUANTE VOLTE CI SIAMO DETTI:
…non ce la faccio proprio più… non voglio che continui a succedere ciò che sta succedendo… e perché tutto questo? E perché proprio a me? … deve pur esserci un modo per riuscire a dare un senso al mio disagio, al mio malessere, alla mia malattia… e soprattutto deve pur esserci qualcosa che posso fare per uscire da questo tunnel …
NELLO SPAZIO DELLA NOSTRA ANIMA TUTTO CIÒ CHE ACCADE HA UN SENSO E CONTIENE UN IMPORTANTE MESSAGGIO PER CIASCUNO DI NOI.
CIÒ VALE ANCHE QUANDO INCONTRIAMO SITUAZIONI DI DIFFICOLTÀ, DI DISAGIO, DI MALESSERE O DI MALATTIA.
LA MEDICINA DELL’ANIMA CI INSEGNA PRIMA DI TUTTO A RICONOSCERE E A COGLIERE IL SENSO DEI MESSAGGI CHE LA VITA CI INVIA PER DIVENIRE FINALMENTE CONSAPEVOLI DI CIÒ CHE STIAMO FACENDO E DI TUTTO CIÒ CHE ACCADE SIA DENTRO CHE FUORI DI NOI.
A PARTIRE DA QUESTA CONSAPEVOLEZZA LA MEDICINA DELL’ANIMA CI AIUTA INOLTRE A TROVARE IL MODO PER SCIOGLIERE LE NOSTRE TENSIONI, PER SUPERARE I NOSTRI CONFLITTI E PER TROVARE UN MIGLIORE EQUILIBRIO DI VITA NELL’AMORE E NELL’ARMONIA CON NOI STESSI E CON GLI ALTRI.
MEDICINA DELL’ANIMA
Scritto da Dario Urzi il 18 set, 2011, su Corsi e Percorsi, Genealogia dell'Essere, Medicina dell'anima
Inauguriamo oggi, 18 Settembre 2011, una nuova categoria nel nostro Blog: si tratta senza alcun dubbio della categoria più importante, quella della Medicina dell’Anima.
Nell’inaugurare questa categoria mandiamo, dal profondo del cuore, un grandissimo, affettuosissimo e sentito ringraziamento a ERIC ROLF, un grande uomo e un grande maestro. Grazie ai suoi preziosi insegnamenti e alle illuminanti pagine del suo libro “Iniziazione alla Medicina dell’Anima” (Edizioni Mediterranee), abbiamo potuto scorgere nuovi e inimmaginabili orizzonti e giungere ad un più elevato livello di consapevolezza e di serena visione della nostra vita.
Stiamo definendo il programma dei corsi della scuola di
MEDICINA DELL’ANIMA E DELLA CONSAPEVOLEZZA
che, a partire dai primi mesi del 2012, inizierà stabilmente la sua attività.
Sono previste, nei mesi di Ottobre, Novembre e Dicembre 2011, alcune serate di presentazione dei programmi e dell’attività della scuola e ne daremo tempestiva notizia sulle pagine di questo blog.
Ne parleremo e ne faremo insieme diretta esperienza, a partire dalle parole che Eric Rolf scrive all’inizio del prologo del suo libro e che qui di seguito riportiamo.
DARIO URZI, NADIA CASTAGNA e STEFANO CLAUTI
“La vita è una sola ed è una totalità consapevole che si trova in comunicazione costante e creativa con ciascuna delle sue parti o aspetti. LA VITA SA QUELLO CHE FA E CE LO COMUNICA. La vita ci parla tramite sussurri; se non riusciamo a comprenderla, ci parla più forte; se ancora non possiamo o non sappiamo sentire o non vogliamo ascoltarla, continua a parlarci sempre più forte sino a gridare. E il grido è il dolore, la malattia o l’infortunio”.
ERIC ROLF
IL SENSO DEL CAMMINARE: DALL’ORIZZONTALITÀ, DIMENSIONE DELL’ANIMA, ALLA VERTICALITÀ, DIMENSIONE DELLO SPIRITO.
Scritto da Dario Urzi il 16 mag, 2011, su Corsi e Percorsi, Genealogia dell'Essere, Medicina dell'anima
E SE VOLETE POTETE VEDERE ANCHE IL VIDEO CON UN CLICK SUL LINK QUI SOTTO …
IL SENSO DEL CAMMINARE: DALL\’ORIZZONTALITA\’, DIMENSIONE DELL\’ANIMA, ALLA VERTICALITA\’, DIMENSIONE DELLO SPIRITO
Solo l’uomo sa camminare.
Gli animali, che come dice il nome sono pure dotati di un’anima, vanno, vengono, molto spesso a lungo si fermano, come le nuvole della tragedia di Aristofane, ma non sanno e non possono camminare.
Solo gli uomini possono camminare perché solo gli uomini possiedono una coscienza.
La coscienza è ciò che fa di un’immagine un paesaggio, di un movimento un gesto, di una successione di passi un cammino e di una traccia un sentiero.
ORIZZONTALITA’ E VERTICALITA’
Scritto da Dario Urzi il 31 mar, 2011, su Genealogia dell'Essere, Medicina dell'anima, Pratica filosofica
L’orizzonte appare, dinanzi al nostro sguardo, come una linea lontana e sottile.
Dopo il punto su di uno sfondo della Gestalt la linea dell’orizzonte è la più semplice dimensione dello spazio, quella della pura orizzontalità.
Ma si tratta di una visione parziale che non abbraccia in modo sufficientemente ampio il panorama (da “pan”, tutto, e da “orao”, vedere), la visione del tutto.
E’ solo nella verticalità che l’orizzonte svela il suo senso e la sua essenza.
L’orizzonte, nella visione panoramica della verticalità, acquista un’altra dimensione, una dimensione animica in cui ci appare come quella linea che separa ciò che sta sotto, la terra, da ciò che sta sopra, il cielo.
Ma esiste una dimensione ancor più ampia della verticalità, quella dello spirito (”pneuma”) che, come diceva Platone, si spinge più ben “in alto” di quella dell’anima (”psyche”).
SULLA CONTEMPLAZIONE E SUL DESIDERIO
Scritto da Dario Urzi il 15 feb, 2011, su Genealogia dell'Essere, Medicina dell'anima
E’ ben noto il famoso aneddoto che narra di quando sant’Agostino, mentre camminava lungo una spiaggia come sempre assorto nei suoi profondi pensieri, incontrò un bambino che con una ciotola riversava l’acqua del mare dentro una piccola buca che aveva scavato nella sabbia.
Alla domanda del Santo che gli chiedeva che cosa stesse facendo il bambino rispose che voleva riversare tutta l’acqua del mare dentro quella piccola buca. Sant’Agostino disse allora al bambino che quella piccola buca non poteva di certo contenere tutta l’acqua del mare. Il bambino gli rispose che se così era allora anche lui non avrebbe mi potuto comprendere i grandi misteri del creato perché la sua mente altro non era che una piccola buca di fronte all’immensità del mare.
Come siano andate effettivamente le cose a nessuno è dato di saperlo. Si dice che quel bimbo fosse in realtà un angelo inviato da Dio al grande pensatore della Patristica per portargli questo importante messaggio. Certo è che Sant’Agostino non si curò molto di quelle parole perché, dopo quell’incontro, continuò indefessamente a meditare sui grandi misteri e sui grandi interrogativi che da sempre accompagnano l’uomo e la sua esistenza. Immagino che anche il bambino, dopo quell’incontro, continuò a giocare cercando di riversare tutta l’acqua del mare nella piccola buca scavata nella sabbia.
Evidentemente doveva esserci un segreto ben celato tra le parole di questa parabola tanto cara al grande Santo la cui apparente verità dovrebbe far desistere chiunque dalla vana impresa di continuare ad interrogarsi su ciò a cui è umanamente impossibile dare risposta.
Dobbiamo fermarci qui o e possibile andare oltre? Posso solo fare delle ipotesi, ma forse ne vale la pena. (continua la lettura…)
Dalla nebbia di Turner alla consapevolezza
Scritto da Dario Urzi il 14 gen, 2011, su Genealogia dell'Essere, Medicina dell'anima, Pratica filosofica
William Turner era un pittore inglese della prima metà dell’ottocento, grande paesaggista divenuto famoso per la sua straordinaria capacità di ritrarre la natura nelle sue più intense e suggestive manifestazioni. Veniva chiamato “il pittore della luce” ed i suoi quadri più famosi sono quelli del mare in tempesta e delle bufere di neve, dei tramonti e dello splendore dei cieli, del fuoco e dei giochi di luce riflessi dall’acqua. Ma Turner era anche il pittore della pioggia e della nebbia.
Si diceva che prima che Turner dipingesse la nebbia sul Tamigi, nessuno aveva mai visto la nebbia.
Non è che la nebbia, prima di Turner, non esistesse. Certo che esisteva. Ma nessuno la vedeva. Tutti si limitavano a dire che non si vedeva nulla, quando c’era la nebbia, ma nessuno diceva che vedeva la nebbia.
Con Turner la nebbia diviene finalmente visibile, diventa parte naturale del paesaggio, come in realtà era sempre stata, una cosa tra le cose, o se preferite una cosa tra noi e le cose.
La nebbia non è ciò che non ci fa vedere le cose, la nebbia è la nebbia. E’ come se dicessimo che un muro è una cosa che non ci fa vedere le cose. Un muro è un muro, come la nebbia è la nebbia. E per sapere che cosa sia effettivamente dobbiamo guardarla con questa consapevolezza, la nebbia.
UN VIAGGIO COSTELLATIVO NEL NOSTRO PASSATO: LA GENEALOGIA DELL’ESISTENZA
Scritto da Dario Urzi il 10 ott, 2010, su Corsi e Percorsi, Genealogia dell'Essere
6 e 7 NOVEMBRE 2010 in Contrada Tezzetta a RECOARO TERME
Per INFORMAZIONI ed ISCRIZIONI telefonate al 3486712914 o scrivete a equilibrioepostura@alice.it
Dopo la Cerimonia della Capanna del Sudore, qui sopra descritta, nella serata del 06 Novembre 2010, quando tutti saremo usciti dal Temazcal e ci saranno lavati, vestiti con abiti comodi e avremo cenato, ci raccoglieremo nella grande sala comune e ci faremo accompagnare in un viaggio verso le nostre origini dalla narrazione di mito antico.
Il mattino seguente, subito dopo la colazione che prenderemo tutti insieme alle 8,00 precise, svolgeremo la MEDITAZIONE DEL CUORE. Subito dopo ci sarà un primo momento di condivisione. Alle 9,30 del 7 Novembre 2010 avrà inizio l’esperienza collettiva di lavoro costellativo sulla GENEALOGIA DELL’ESISTENZA (qui di seguito descritta).
”Ogni giorno noi usiamo forze immense come i dormienti. Ciò che facciamo e pensiamo è colmo dell’essere dei nostri padri e dei nostri avi”. (W. Benjamin)
E’ del tutto normale che i nostri genitori abbiano proiettato su di noi i loro desideri e le loro paure, i loro valori e le loro aspettative, chiedendoci di fatto, anche solo con l’esempio del loro agire e del loro stile di vita, non solo di comportarci in un certo modo ma di “essere” in un certo modo. Ed è altrettanto normale che noi, piccoli bimbi bisognosi d’amore, di accettazione e di senso di appartenenza alla nostra famiglia, ci siamo in qualche modo adeguati a quelle richieste caricando sulle nostre fragili spalle quel pesante fardello di aspettative e di taciti accordi che per tanti anni, se non per tutta la nostra vita, porteremo inconsapevolmente con noi.
Ed è proprio la presenza di questa pesante ma sempre viva ed inconsapevole eredità che ci lega ad una sorta di “progetto parentale genealogico”, che il senso comune chiama impropriamente “destino”…..
Quell’oscuro oggetto del desiderio
Scritto da Dario Urzi il 24 feb, 2010, su Genealogia dell'Essere, Pratica filosofica
Il desiderio, il nostro autentico desiderare, è un immenso spazio di silenzio e di quiete, con un proprio cuore e una propria anima, mentre ciò che affolla la nostra mente rendendoci così spesso inquieti, insaziabili e rabbiosi è solo l’affollarsi ed il pullulare delle nostre piccole e grandi voglie quotidiane.
Ognuno di noi sa bene che tutte le volte che realizziamo un desiderio la nostra gioia e la nostra soddisfazione presto svaniscono. Nasce subito un altro desiderio, e poi un altro ed un altro ancora. E più abbiamo più vogliamo avere, perché non c’è mai né felicità né nulla che ci possa bastare, nella ricerca di noi stessi al di fuori di noi.
Il desiderio, nella sua forma originaria, corrisponde essenzialmente a ciò che l’etimologia della parola così chiaramente ci indica: sentire la mancanza delle stelle (ove il “dé” privativo indica “sentire la mancanza di” e “sidera” indica invece le costellazioni e le stelle).
Ma se desiderare significa sentire la mancanza delle stelle, e le stelle, si sa, non si possono né toccare, né raggiungere, né tantomeno possedere, qual è allora il senso dell’umano desiderare? (continua la lettura…)
L’eredità delle emozioni, delle paure, dei conflitti e dei desideri
Scritto da Dario Urzi il 23 feb, 2010, su Genealogia dell'Essere
Desidero riprendere a parlare di genealogia dopo aver tanto lavorato su me stesso e con tante altre persone in modo molto pratico, incontrando ed esplorando direttamente il nostro grande albero genealogico e la sua storia con modalità molto simili, e in molti casi corrispondenti, a quelle che si utilizzano nelle costellazioni familiari.
Voglio iniziare ponendo una domanda:
“Come è possibile che giungano sino a noi, insieme al nostro patrimonio genetico, anche le emozioni e le passioni, le gioie e i dolori, le ansie e le paure, le rinunce, i rimpianti e i desideri non solo di nostra madre e di nostro padre ma anche di tante altre persone che ci hanno preceduto nella vita su questa terra e che nel loro insieme formano il grande albero della nostra genealogia?”.
La prima cosa che mi viene da dire è che non è possibile, che si tratta di un’idea stupida e priva di fondamento.
Se la pensiamo così non è certo il caso di mettersi a discuterne. E se invece pensiamo che sia un’idea suggestiva che merita di essere presa in considerazione, vi fermo subito: anche in questo caso non mi sembra il caso di mettersi a discuterne. E lo dico per un motivo molto semplice: discutendo ci limitiamo a difendere e a consolidare le nostre convinzioni ma non facciamo nulla per avvicinarci davvero alla concretezza delle cose, alla visione di ciò che è, alla realtà nel suo autentico divenire ed apparire.
E allora che senso ha porsi una domanda del genere?
L’importanza del nostro albero genealogico
Scritto da Dario Urzi il 21 feb, 2010, su Genealogia dell'Essere
Ogni giorno noi usiamo forze immense come i dormienti. Ciò che noi facciamo e pensiamo è colmo dell’essere dei padri e degli avi. (Walter Benjamin)

L'immenso albero della nostra genealogia
E’ del tutto logico pensare che la maggior parte delle difficoltà che incontriamo nella nostra vita sin dal primo giorno in cui veniamo al mondo siano ostacoli che compaiono accidentalmente, per sfortuna o per destino, un casuale intralcio o un improvviso sbarramento lungo il cammino della nostra esistenza. E se così non fosse?



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