Corso di corsa: dalla propriocezione al movimento, dalla tecnica alla consapevolezza.

Scritto da Dario Urzi il 20 lug. 2010, su Corsi e Percorsi

Tema del primo incontro: LA CORSA, DALLA PROPRIOCEZIONE AL MOVIMENTO

Primo incontro: ASIAGO (Località Gallio)
Sabato 24 Luglio 2010 dalle ore 9,00 alle ore 18,00

Sono previste esperienze pratiche sia individuali che di gruppo delle diverse tecniche di andatura su differenti tipi di terreno. Non si richiede alcun particolare grado di allenamento trattandosi di prove di tipo qualitativo e non già di quantità e resistenza.

Equilibrio, movimento, fluidità e leggerezza

Equilibrio, movimento, fluidità e leggerezza

Questo primo incontro dà inizio ad un ciclo di incontri di un percorso formativo di ALLENAMENTO E OTTIMIZZAZIONE SENSITIVO-MOTORIA SECONDO IL METODO T.E.P. (TRAINING EQUILIBRIO-POSTURALE).

La finalità di queste esperienze è quella di giungere ad un elevato grado di sensibilità e consapevolezza propriocettiva del movimento e del gesto tecnico che ci consenta:

• di gestire nel modo più appropriato la fluidità del movimento e del respiro in relazione al tipo di andatura e alla lunghezza e alle caratteristiche del percorso;
• di correggere ed evitare le disarmonie e gli squilibri sensitivo-motori per la prevenzione delle lesioni muscolo-tendinee ed articolari da sovraccarico o da inadeguata risposta motoria di protezione e compenso propriocettivo;
• di aumentare le nostre performance grazie all’ottimizzazione del movimento e del respiro ed alla conseguente diminuzione dei sovraccarichi funzionali e della fatica.

Tutti gli incontri di questo percorso formativo saranno condotti da:
Dario Urzi, medico-chirurgo, Docente di Posturologia presso le Università di Padova e di Modena e Reggio Emilia, Direttore del Centro Ricerche Equilibrio e Postura
Raffaele Tendi, Ph. D., Preparatore Atletico dell’Asiago Hockey e della Nazionale Italiana di Hockey su ghiaccio, Preparatore atletico e coordinatore medico-sportivo di atlete di Coppa del Mondo di sci alpino, Responsabile tecnico del Centro Ricerche Equilibrio e Postura

Quota individuale di partecipazione a ciascun incontro: € 150,00

Per informazioni ed iscrizioni:
Segreteria scientifica del Centro Ricerche Equilibrio e Postura di Padova e Vicenza
Mob: 3486712914 Email: equilibrioepostura@alice.it

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Corso di aggiornamento in diagnosi, terapia e riabilitazione funzionale dei disordini temporo-mandibolari (TMD)

Scritto da Dario Urzi il 07 apr. 2010, su Corsi e Percorsi

29 e 30 Ottobre 2010

19 e 20 Novembre 2010

 DOCENTI: Dott. Redento Peretta, Dott. Dario Urzi, Dott. Paolo Ferraresi, Dott. Riccardo Rosati

Aula di didattica clinica del Centro Ricerche Equilibrio e Postura
Sede di Montecchio Maggiore (Vi)
Per informazioni ed iscrizioni:
Segreteria del Centro Ricerche Equilibrio e Postura
Cell. 3486712914    Email: equilibrioepostura@alice.it

…un corso che nasce dopo tanti anni di lavoro e di ricerca clinica interdisciplinare e che presenta una visione radicalmente nuova della fisiopatologia dei TMD e delle relative procedure di inquadramento diagnostico integrato, di terapia e di riabilitazione funzionale interdisciplinare …

Dott. Dario Urzi e Dott. Redento Peretta

Clickare su Brochure per vedere il programma dettagliato del corso.



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Quell’oscuro oggetto del desiderio

Scritto da Dario Urzi il 24 feb. 2010, su Genealogia dell'Essere, Pratica filosofica

Il desiderio, il nostro autentico desiderare, è un immenso spazio di silenzio e di quiete, con un proprio cuore e una propria anima, mentre ciò che affolla la nostra mente rendendoci così spesso inquieti, insaziabili e rabbiosi è solo l’affollarsi ed il pullulare delle nostre piccole e grandi voglie quotidiane.

Ognuno di noi sa bene che tutte le volte che realizziamo un desiderio la nostra gioia e la nostra soddisfazione presto svaniscono. Nasce subito un altro desiderio, e poi un altro ed un altro ancora. E più abbiamo più vogliamo avere, perché non c’è mai né felicità né nulla che ci possa bastare, nella ricerca di noi stessi al di fuori di noi.

dsc_1381-copia Il desiderio, nella sua forma originaria, corrisponde essenzialmente a ciò che l’etimologia della parola così chiaramente ci indica: sentire la mancanza delle stelle (ove il “dé” privativo indica “sentire la mancanza di” e “sidera” indica invece le costellazioni e le stelle).

Ma se desiderare significa sentire la mancanza delle stelle, e le stelle, si sa, non si possono né toccare, né raggiungere, né tantomeno possedere, qual è allora il senso dell’umano desiderare?

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L’eredità delle emozioni, delle paure, dei conflitti e dei desideri

Scritto da Dario Urzi il 23 feb. 2010, su Genealogia dell'Essere

Desidero riprendere a parlare di genealogia dopo aver tanto lavorato su me stesso e con tante altre persone in modo molto pratico, incontrando ed esplorando direttamente  il nostro grande albero genealogico e la sua storia con modalità molto simili, e in molti casi corrispondenti, a quelle che si utilizzano nelle costellazioni familiari.

Voglio iniziare ponendo una domanda:
“Come è possibile che giungano sino a noi, insieme al nostro patrimonio genetico, anche le emozioni e le passioni, le gioie e i dolori, le ansie e le paure, le rinunce, i rimpianti e i desideri non solo di nostra madre e di nostro padre ma anche di tante altre persone che ci hanno preceduto nella vita su questa terra e che nel loro insieme formano il grande albero della nostra genealogia?”.

La prima cosa che mi viene da dire è che non è possibile, che si tratta di un’idea stupida e priva di fondamento.

Se la pensiamo così non è certo il caso di mettersi a discuterne. E se invece pensiamo che sia un’idea suggestiva che merita di essere presa in considerazione, vi fermo subito: anche in questo caso non mi sembra il caso di mettersi a discuterne. E lo dico per un motivo molto semplice: discutendo ci limitiamo a difendere e a consolidare le nostre convinzioni ma non facciamo nulla per avvicinarci davvero alla concretezza delle cose, alla visione di ciò che è, alla realtà nel suo autentico divenire ed apparire.

E allora che senso ha porsi una domanda del genere?



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L’importanza del nostro albero genealogico

Scritto da Dario Urzi il 21 feb. 2010, su Genealogia dell'Essere

 Ogni giorno noi usiamo forze immense come i dormienti. Ciò che noi facciamo e pensiamo è colmo dell’essere dei padri e degli avi. (Walter Benjamin)

L'immenso albero della nostra genealogia

L'immenso albero della nostra genealogia

E’ del tutto logico pensare che la maggior parte delle difficoltà che incontriamo nella nostra vita sin dal primo giorno in cui veniamo al mondo siano ostacoli che compaiono accidentalmente, per sfortuna o per destino, un casuale intralcio o un improvviso sbarramento lungo il cammino della nostra esistenza. E se così non fosse?



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OLTRE IL GIARDINO: serate in movimento per ascoltare il corpo, svuotare la mente e liberare l’anima

Scritto da Dario Urzi il 04 feb. 2010, su Corsi e Percorsi

Continuano le serate del martedì di OLTRE IL GIARDINO per esplorare insieme e condividere nel profondo di noi stessi quel magico spazio che si apre quando ci si ritrova per vedere ed accogliere tutto ciò che la vita ci sta offrendo.

Un benvenuto dal cuore a chi vorrà essere presente, qualcuno per la prima volta, qualcuno ancora una volta, alla prossima serata che  si svolgerà Martedi 30 Marzo 2010, dalle 20,45 alle 23,00, a Brendola (ad 1 km dall’uscita autostradale di Montecchio Maggiore in direzione di Lonigo). 

Nell’incontro del 02 Febbraio abbiamo celebrato insieme l’antico RITO DELLA CANDELORA, che nella cultura celtica veniva chiamata FESTA DI IMBOLC (Imbolc significa “nel grembo, nel ventre della madre”) ed era dedicata alla dea Brigit, protettrice delle donne che stavano per partorire, dei poeti e dei guaritori. A chi si unirà a noi nei prosimi incontri saranno donati un frammento della cera della candela di Brigit ed un pezzo del nastro bianco di Brigit, un potente talismano che, nel corso della lunga notte di Imbolc, la dea generosamente impregna della sua energia di luce e di risveglio e che ciascuno di noi può usare con consapevolezza, giusta misura e gratitudine nei momenti di maggior difficoltà.

Per informazioni telefonate al  3486712914  o scrivete a:  equilibrioepostura@alice.it

OLTRE IL GIARDINO

OLTRE IL GIARDINO

Il giardino è quello della nostra infanzia, dove siamo venuti al mondo e dove sono nati e cresciuti i nostri affetti, le nostre esperienze emotive, i nostri desideri e le nostre certezze. Quel giardino era tutta la nostra vita, un luogo sicuro dove potevamo uscire per giocare, per sfogarci o per trovare rifugio. Chi poteva immaginare che oltre la siepe alta e fitta che lo recingeva potesse esistere un mondo infinitamente più grande, un altro mondo tutto da scoprire. Ancora oggi, per la maggior parte di noi, quella siepe è l’unico limite conosciuto, l’unico confine entro cui ci sentiamo protetti e pensiamo di poter abitare.

Ma, come dice Umberto Galimberti, “se dovessimo calcolare gli sforzi che quotidianamente dobbiamo fare per assomigliare a noi stessi, forse rinunceremmo a quella pseudo-realtà che ci ostiniamo a chiamare Io”. Forse allora scopriremmo di essere capaci di guardare al di là della siepe e di poter muovere i primi passi oltre il giardino.



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Il vuoto e l’onnipotenza del possibile

Scritto da Samantha Chriss il 19 dic. 2009, su Pratica del benessere, Pratica filosofica

cornice delle possibilità

Desidero riproporre questo post, scritto da Samantha nel luglio di quest’anno dopo che io e lei avevamo a lungo parlato ed esplorato il “vuoto” dentro e fuori di noi, con alcune piccole integrazioni che, a sei mesi di distanza, mi sento di introdurre mantenendo inalterata la sua struttura e l’intenzione che lo anima. (Dario Urzi). 

 

Sulla mia scrivania tengo una cornice con un biglietto fatto con il cartoncino. E’ piegato in tre parti e si apre e si chiude come una finestra. Quando le due ali laterali sono chiuse si legge la parola ”vuoto”. Quando sono aperte si legge invece: ”Qui tutto è possibile”.

Il concetto di vuoto è un concetto di non facile e immediata comprensione. Nella tradizione filosofica occidentale il vuoto è pensato, con Parmenide, come il non-essere, come il nulla assoluto. Nel  buddhismo e nel taoismo il “wu”, ovvero il vuoto, indica invece un’assenza determinata, un vuoto determinato, in altre parole “ciò che, in qualche cosa, non c’è”. Sul piano della neurofisiologia della percezione il vuoto è un problema irrisolto, qualcosa che non si riesce a spiegare dato che non si da ragione del fatto che si possa “sentire” qualcosa che non c’è, il non- esserci di qualche cosa. 



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Lo Spazio Interiore

Scritto da Samantha Chriss il 13 dic. 2009, su Pratica del benessere

Lo Spazio Interiore è quel luogo dentro di noi destinato ad accogliere ciò che desideriamo. Ogni volta che ci permettiamo di sentirlo, attiriamo con maggiore intensità l’oggetto dei nostri desideri.

Quando desideriamo avere qualcosa è perché abbiamo la sensazione che ci manchi. Questa è una forza fondamentale che agisce dentro di noi senza bisogno del nostro intervento. Finché sentiamo soltanto che manca qualcosa proviamo una sensazione di carenza e l’impressione che questa cosa continuerà a mancarci. Se tutto resta immobile troppo a lungo, o perché reprimiamo le nostre sensazioni o perché le nostre azioni non hanno successo, l’energia non riesce a fluire all’esterno e si dirigerà contro di noi. E’ uno stimolo a cambiare qualcosa per avvicinarci maggiormente al senso della nostra esistenza individuale.

Tutto ciò che accade nella nostra vita ha bisogno di un po’ del nostro tempo e della nostra attenzione, di uno spazio interiore (e anche esteriore).



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Video sui disturbi dell’equilibrio e sulla rigidità posturale

Scritto da Dario Urzi il 13 dic. 2009, su Postura ed equilibrio

Questo è il primo video di una serie che il Dott. Dario Urzi e la sua equipe hanno preparato non già per “raccontare” ma per “mostrare” alcune fondamentali caratteristiche dei disturbi dell’equilibrio e la loro influenza sulla postura. Mostrare, e quindi vedere per poi sentire direttamente nel nostro corpo, è molto più utile di descrivere a parole, seppure dettagliatamente. La differenza tra la descrizione di un disturbo dell’equilibrio e la comprensione di un disturbo dell’equilibrio è sostanziale: la prima è tecnica e asettica, del tutto priva del sentire fisico ed emozionale, la seconda è invece autentica e completa manifestazione della “vera vita”, un sentire da dentro anzichè un osservare da fuori.



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L’intelligenza del corpo

Scritto da Dario Urzi il 08 dic. 2009, su Pratica del benessere

Il nostro corpo possiede una straordinaria sensibilità, molto più ricca ed estesa di quanto possiamo immaginare, che ci permette di percepire in ogni istante un’infinità di cose. Ma la nostra mente, sempre intenta a pensare, ad interpretare, a giudicare, a cercare spiegazioni, a fare bilanci e previsioni, non è disponibile ad accogliere ed ascoltare questa straordinaria varietà di sensazioni, di informazioni, di variazioni e sfumature.

Quando la nostra mente è affollata di pensieri, tutta intenta a percepire se stessa e null’altro che se stessa, viene meno lo spazio all’ascolto del corpo, lo spazio all’ascolto con il corpo.


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