Tag: anima

GUARIRE CON IL PENSIERO

Scritto da Dario Urzi il 22 set, 2019, su GOOD LIFE LAB

Ho appena riletto la pagina con cui Massimo Scaligero dà inizio al suo libro

“GUARIRE CON IL PENSIERO”.

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Le sue vibranti ed illuminanti parole, che vi riporto qui di seguito, vanno lette e rilette con attenzione. Propongo di lasciar passare qualche giorno affinché tutti noi possiamo assaporarle e digerirle per bene… così poi, con calma, ne riparleremo.

Da “GUARIRE CON IL PENSIERO” di Massimo Scaligero:

(continua la lettura…)

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COME USCIRE DAL LABIRINTO

Scritto da Dario Urzi il 21 set, 2012, su Corsi e Percorsi, GOOD LIFE LAB

ACCADEMIA DELLE SCIENZE DELL’ANIMA E DELLA CONSAPEVOLEZZA

COME USCIRE DAL LABIRINTO
corso esperienziale sulla via del cambiamento e della guarigione

Sabato 20 e Domenica 21 Ottobre 2012

Villa di Tissano (a metà strada tra Palmanova e Udine)

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Per vedere il programma completo del corso clickate sul link qui sotto

COME USCIRE DAL LABIRINTO

dal labirinto del sé ideale e del falso sé
dal labirinto dei falsi bisogni e dei falsi desideri
dal labirinto degli antichi accordi e dei sensi di colpa
dal labirinto delle convinzioni limitanti e del “passato che non passa”
dal labirinto dei comportamenti compulsivi e dell’autoboicottaggio
dal labirinti degli automatismi di pensiero ed azione
dal labirinto della rabbia e della coazione a ripetere
dal labirinto della paura e della resistenza al cambiamento

Un corso esperienziale che ci consente di imparare a riconoscere i nostri automatismi di pensiero ed azione e ad utilizzare gli strumenti più adatti per progredire lungo la via della consapevolezza, del cambiamento, del benessere e della guarigione.

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Socrate sull’Anima

Scritto da Dario Urzi il 27 giu, 2011, su GOOD LIFE LAB

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“Che cosa deve entrare in un corpo affinché esso sia vivo?” chiese Socrate.

“L’anima”, disse Cebete.

“Ed è sempre così?”

“E come potrebbe essere diversamente”, controbattè Cebete.

“Di conseguenza l’anima, in qualunque cosa penetri, vi entra sempre portando la vita?”

“Sì”, annui l’altro, “quando entra in un corpo la porta di certo”…

“Ma adesso, amici miei”, riprese Socrate, “ecco un punto su cui mi pare giusto riflettere.

Se veramente l’anima è immortale si deve averne cura non solo durante quel lasso di tempo che noi chiamiamo vita, ma per sempre e, nella circostanza particolare in cui mi trovo, può sembrare terribile il rischio di trascurarla.

Infatti, se la morte ci liberasse da tutto, che buon affare sarebbe per i malvagi che, una volta morti, si separerebbero sia dal corpo che dall’anima e, quindi, anche dalla loro malvagità.

Ma a questo punto, dal momento che è apparso chiaramente che l’anima è immortale, per essa non ci può essere altro mezzo di fuga dai mali e di salvezza che quello di diventare buona e saggia il più possibile.

Perché l’anima se ne va nell’Ade portando con sé nient’altro che la sua formazione spirituale e la sua condotta di vita e questi due elementi sono per i morti, a quanto si dice, quelli che giovano o nuocciono al massimo sin dall’inizio del viaggio che li conduce laggiù”.

Dal Fedone, o sull’anima di Platone

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ORIZZONTALITA’ E VERTICALITA’

Scritto da Dario Urzi il 31 mar, 2011, su GOOD LIFE LAB, Pratica filosofica

L’orizzonte appare, dinanzi al nostro sguardo, come una linea lontana e sottile.

Dopo il punto su di uno sfondo della Gestalt la linea dell’orizzonte è la più semplice dimensione dello spazio, quella della pura orizzontalità.

Ma si tratta di una visione parziale che non abbraccia in modo sufficientemente ampio il panorama (da “pan”, tutto, e da “orao”, vedere), la visione del tutto.

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E’ solo nella verticalità che l’orizzonte svela il suo senso e la sua essenza.

L’orizzonte, nella visione panoramica della verticalità, acquista un’altra dimensione, una dimensione animica in cui ci appare come quella linea che separa ciò che sta sotto, la terra, da ciò che sta sopra, il cielo.

Ma esiste una dimensione ancor più ampia della verticalità, quella dello spirito (”pneuma”) che, come diceva Platone, si spinge più ben “in alto” di quella dell’anima (”psyche”).

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OLTRE IL GIARDINO: serate in movimento per ascoltare il corpo, svuotare la mente e liberare l’anima

Scritto da Dario Urzi il 04 feb, 2010, su Corsi e Percorsi

Continuano le serate del martedì di OLTRE IL GIARDINO per esplorare insieme e condividere nel profondo di noi stessi quel magico spazio che si apre quando ci si ritrova per vedere ed accogliere tutto ciò che la vita ci sta offrendo.

Un benvenuto dal cuore a chi vorrà essere presente, qualcuno per la prima volta, qualcuno ancora una volta, alla prossima serata che  si svolgerà Martedi 30 Marzo 2010, dalle 20,45 alle 23,00, a Brendola (ad 1 km dall’uscita autostradale di Montecchio Maggiore in direzione di Lonigo). 

Nell’incontro del 02 Febbraio abbiamo celebrato insieme l’antico RITO DELLA CANDELORA, che nella cultura celtica veniva chiamata FESTA DI IMBOLC (Imbolc significa “nel grembo, nel ventre della madre”) ed era dedicata alla dea Brigit, protettrice delle donne che stavano per partorire, dei poeti e dei guaritori. A chi si unirà a noi nei prosimi incontri saranno donati un frammento della cera della candela di Brigit ed un pezzo del nastro bianco di Brigit, un potente talismano che, nel corso della lunga notte di Imbolc, la dea generosamente impregna della sua energia di luce e di risveglio e che ciascuno di noi può usare con consapevolezza, giusta misura e gratitudine nei momenti di maggior difficoltà.

Per informazioni telefonate al  3486712914  o scrivete a:  equilibrioepostura@alice.it

OLTRE IL GIARDINO

OLTRE IL GIARDINO

Il giardino è quello della nostra infanzia, dove siamo venuti al mondo e dove sono nati e cresciuti i nostri affetti, le nostre esperienze emotive, i nostri desideri e le nostre certezze. Quel giardino era tutta la nostra vita, un luogo sicuro dove potevamo uscire per giocare, per sfogarci o per trovare rifugio. Chi poteva immaginare che oltre la siepe alta e fitta che lo recingeva potesse esistere un mondo infinitamente più grande, un altro mondo tutto da scoprire. Ancora oggi, per la maggior parte di noi, quella siepe è l’unico limite conosciuto, l’unico confine entro cui ci sentiamo protetti e pensiamo di poter abitare.

Ma, come dice Umberto Galimberti, “se dovessimo calcolare gli sforzi che quotidianamente dobbiamo fare per assomigliare a noi stessi, forse rinunceremmo a quella pseudo-realtà che ci ostiniamo a chiamare Io”. Forse allora scopriremmo di essere capaci di guardare al di là della siepe e di poter muovere i primi passi oltre il giardino.

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