Tag: sofferenza

L’attaccamento alle idee e all’aver ragione

Scritto da admin il 09 set, 2009, su Medicina della Consapevolezza

Il test di intelligenza di prim’ordine è la capacità di accogliere simultaneamente nella mente due idee opposte conservando nel contempo la capacità di vivere. Si dovrebbe per esempio poter vedere che le cose sono senza speranza e tuttavia essere determinati a migliorarle. (F. Scott Fitzgerald)

Questo è uno degli attaccamenti di cui è più difficile liberarsi. L’attaccamento all’aver ragione crea sofferenza perché raramente serve a comunicare con gli altri. Le persone non vogliono che gli si dica quel che devono pensare e che hanno torto se non sono d’accordo. Quando incontrano un atteggiamento di questo tipo automaticamente vieni escluso perché sei incapace di ascoltare e fra te e loro si leva una barriera. Questo avviene perché si è così attaccati alla propria opinione che si insiste nel voler dimostrare che chiunque non è d’accordo con noi ha torto.

Un attaccamento di questo tipo rende quasi impossibile mantenere in piedi un rapporto d’amore. Quando incontriamo una persona che la pensa in modo diverso da noi, e cerchiamo di spiegarle quanto abbia torto, in realtà definiamo solo noi stessi. La nostra posizione, molto probabilmente renderà l’altro ancora più inflessibile nelle sue opinioni. Incontri di questo tipo finiscono quasi sempre con i due interlocutori più che mai fermi nella convinzione di aver ragione.

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Riconoscere gli attaccamenti che fanno soffrire

Scritto da admin il 06 set, 2009, su Medicina della Consapevolezza

Non essere schiavo del passato, tuffati nei mari sublimi, affonda nelle profondità e nuota lontano così da ritornare rispettando te stesso, con un nuovo potere, con un’esperienza progredita, che spiegherà e supererà il vecchio. (Ralph Waldo Emerson)

Per fluire liberamente con il non attaccamento non bisogna confondere il distacco con l’indifferenza. Distacco non vuol dire pensare: <<quella persona può parlare o agire così e per me è la stessa cosa>>. Significa essere distaccati dal nostro desiderio di rimanere attaccati alle cose, senza rimanere vittime della passione per alcuni oggetti, alcune persone, alcune cose, in particolare. La questione è se siamo disposti o meno a metterci in sintonia con tale fenomeno, servendocene nella vita quotidiana.

Il non attaccamento porta alla liberazione dalla sofferenza. Se non ci attacchiamo più a nulla, tutte le nostre paure, i nostri problemi, le nostre ansie, le nostre paure, svaniscono come neve al sole.

La sofferenza, indipendentemente dalla forma che assume, è causata dalla mente, da una mente che insiste nell’avere preferenze, e che non vuole permettere agli altri di essere come sono.

La sofferenza deriva dall’attaccamento a una situazione diversa da quella che c’è : dal desiderio di qualcosa che non abbiamo o dall’avversione a qualcosa che si ha.

Nel buddhismo, la sofferenza deriva dalla separazione da ciò che si ama o dall’unione con ciò che si odia. L’illuminazione consiste nella consapevolezza che le cose e le persone cambiano continuamente e sono tutte collegate fra loro e quindi nello sviluppo del non attaccamento.

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Comprendere la natura dolorosa dell’esistenza

Scritto da admin il 21 ago, 2009, su Medicina della Consapevolezza

Qualunque cosa mi accada non devo disturbare la mia felicità mentale; se sono reso infelice, non potrò realizzare quanto desidero e le mie virtù tramonteranno. (Shantideva)

Dalai Lama ci insegna che la riflessione sulla sofferenza è molto importante perché esiste una via d’uscita, un’alternativa, cioè la possibilità di affrancarsi dalla sofferenza. E’ a causa di questo che la realizzazione della nostra natura di sofferenza diventa fondamentale. Se ciò non fosse, se non esistesse la speranza o la possibilità di affrancarsi dalla sofferenza, la pura riflessione sulla sofferenza sarebbe una forma di pensiero morboso e particolarmente negativo.

Per liberare noi stessi da una intensa sofferenza futura, ci spinge ad adottare un atteggiamento che permetta di affrontare le fatiche immediate necessarie a questo fine più elevato. Siamo consapevoli del fatto che, mentre nella nostra vita i fattori e le condizioni che causano pena e sofferenza sono molti, le condizioni che potrebbero generare gioia e felicità sono rare. Perché è questa la realtà della nostra esistenza, ha molto più senso adottare un atteggiamento che permetta un notevole livello di tolleranza.

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