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Quell’oscuro oggetto del desiderio

Scritto da Dario Urzi il 24 feb, 2010, su Pratica filosofica, Scuola del Benessere

Il desiderio, il nostro autentico desiderare, è un immenso spazio di silenzio e di quiete, con un proprio cuore e una propria anima, mentre ciò che affolla la nostra mente rendendoci così spesso inquieti, insaziabili e rabbiosi è solo l’affollarsi ed il pullulare delle nostre piccole e grandi voglie quotidiane.

Ognuno di noi sa bene che tutte le volte che realizziamo un desiderio la nostra gioia e la nostra soddisfazione presto svaniscono. Nasce subito un altro desiderio, e poi un altro ed un altro ancora. E più abbiamo più vogliamo avere, perché non c’è mai né felicità né nulla che ci possa bastare, nella ricerca di noi stessi al di fuori di noi.

dsc_1381-copia Il desiderio, nella sua forma originaria, corrisponde essenzialmente a ciò che l’etimologia della parola così chiaramente ci indica: sentire la mancanza delle stelle (ove il “dé” privativo indica “sentire la mancanza di” e “sidera” indica invece le costellazioni e le stelle).

Ma se desiderare significa sentire la mancanza delle stelle, e le stelle, si sa, non si possono né toccare, né raggiungere, né tantomeno possedere, qual è allora il senso dell’umano desiderare? (continua la lettura…)

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Non serve rompere le scatole, basta aprirle

Scritto da Dario Urzi il 11 ott, 2009, su Pratica filosofica

Diceva Aristotele che solo le cose possiedono un’essenza mentre le parole possiedono solamente un significato.
Le parole non sono le cose ma i nomi delle cose. In questo senso possiamo dire che le parole servono per nominare le cose. Nominare una cosa non equivale ad indicarla: per nominare una cosa bisogna darle un nome, che la cosa di per se stessa non possiede, mentre per indicare una cosa basta, per l’appunto, indicarla, come ci capita di fare quando puntiamo il dito indice della nostra mano.

C'è una grande differenza tra il nominare una cosa ed indicare una cosa

C'è una grande differenza tra il nominare una cosa ed indicare una cosa

Una volta stabilita una corrispondenza tra un nome e una cosa, il fatto di nominare una cosa ci mostra la parola in tutto il suo potere di significazione, un potere estremamente utile che ci consente di richiamare una cosa alla nostra presenza anche in sua assenza. Ciò non è possibile invece fare quando indichiamo una cosa, perché per indicare una cosa quella cosa deve essere effettivamente “presente” e in un certo qual modo “visibile”, altrimenti il dito indice della nostra mano non troverebbe nulla da indicare.

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Compro, quindi sono

Scritto da admin il 12 set, 2009, su Medicina della Consapevolezza

Il problema del denaro ci bracca tutta la vita, esercitando una pressione che, a suo modo, è potente e insistente quanto qualsiasi altro problema dell’umana esistenza. E perseguita anche la ricerca spirituale. (Jacob Needleman)

Per molte persone, ciò che si è è diventato strettamente legato a ciò che si acquista. Troppo spesso si va a fare compere per ridurre stress, ansia e preoccupazioni. Aristotele riteneva che le preferenze derivino dal carattere. Ma nella società odierna, ossessionata dal consumismo, costruirsi un carattere passa in secondo piano rispetto al decidere che cosa comperare. Invece di affrontare le nostre insicurezza, le soffochiamo sotto montagne di cose. Sempre più siamo, o stiamo diventando, iperconsumisti.

Acquistiamo al di là dei nostri desideri e al di là dei nostri denari. E così continuiamo a indebitarci. Per molti è diventato normale acquistare ora ed impegnare i futuri guadagni per pagare poi. Il contrasto tra ciò che abbiamo e ciò che desideriamo deriva dal fatto che le realtà tangibili non sono mai all’altezza quando vengono paragonate alle soddisfazioni intangibili. Il problema è che ci aspettiamo troppo dalla montagna di cose che desideriamo, quindi non c’è da stupirsi se ci ritroviamo nevitabilmente delusi.

La nostra scarsa voglia di comprendere gli effetti emotivi e spirituali che il denaro ha su di noi è alla base del motivo per cui conosciamo il prezzo di tutto e il valore di niente. Il denaro ha a che fare con la ricerca di una vita ideale e allo stesso tempo è alla radice delle nostre frustrazioni quotidiane.

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