Non serve rompere le scatole, basta aprirle

Scritto da Dario Urzi il 11 ott., 2009, su Pratica filosofica

Diceva Aristotele che solo le cose possiedono un’essenza mentre le parole possiedono solamente un significato.
Le parole non sono le cose ma i nomi delle cose. In questo senso possiamo dire che le parole servono per nominare le cose. Nominare una cosa non equivale ad indicarla: per nominare una cosa bisogna darle un nome, che la cosa di per se stessa non possiede, mentre per indicare una cosa basta, per l’appunto, indicarla, come ci capita di fare quando puntiamo il dito indice della nostra mano.

C'è una grande differenza tra il nominare una cosa ed indicare una cosa

C'è una grande differenza tra il nominare una cosa ed indicare una cosa

Una volta stabilita una corrispondenza tra un nome e una cosa, il fatto di nominare una cosa ci mostra la parola in tutto il suo potere di significazione, un potere estremamente utile che ci consente di richiamare una cosa alla nostra presenza anche in sua assenza. Ciò non è possibile invece fare quando indichiamo una cosa, perché per indicare una cosa quella cosa deve essere effettivamente “presente” e in un certo qual modo “visibile”, altrimenti il dito indice della nostra mano non troverebbe nulla da indicare.


Tutti noi abbiamo diretta esperienza del fatto che in moltissimi casi utilizziamo le parole per nominare le cose in loro assenza. Ma quando agiamo in questo modo dobbiamo essere ben consapevoli del fatto che questo “richiamo della presenza delle cose” non corrisponde ad un richiamo effettivo ma è solo il richiamo di un’immagine, di un’idea delle cose nominate. Ed è ben noto che tutti noi abbiamo di ciascuna cosa un’idea del tutto “particolare e soggettiva” che può essere anche molto diversa da quella che della stessa cosa hanno gli altri. Il linguaggio, nella sua funzione semantica di assegnare un nome alle cose, mostra così tutta la sua intrinseca ambiguità.
Ma stupisce davvero il fatto che in molti casi utilizziamo questa proprietà “semantica” delle parole anche quando la cosa nominata è li disponibile, alla nostra presenza: in questi casi, tutt’altro che rari, spesso continuiamo a parlare delle cose come se quelle cose non ci fossero e non ci preoccupiamo di rivolgere la nostra attenzione e il nostro “ascolto” a quelle cose e alla loro presenza. Ci ritroviamo così ancora una volta a relazionarci non con le cose ma con la nostra idea delle cose, finendo così a mantenere delle cose sempre la stessa idea, un’idea “immobile” che ben difficilmente potrà cambiare, modificarsi ed evolvere in questa sua vita separata dalla possibilità di un nuovo e diretto incontro con le cose e la loro presenza, con la loro parusia.
Quando agiamo in questo modo ci comportiamo come se le parole fossero tante etichette diverse, ciascuna applicata al coperchio di una scatola ben chiusa all’interno della quale è custodita, o dovrebbe essere custodita, la cosa nominata. Noi ci limitiamo a leggere e a ripetere il nome scritto sull’etichetta di ciascuna scatola senza mai togliere il coperchio, certi di conoscere così bene ogni cosa da rendere del tutto superfluo il fatto di riprenderla in mano per toccarla e conoscerla meglio, per rivederla cercando di scoprire aspetti che ci erano sfuggiti o che non ci era mai capitato di scorgere, per annusarla od assaggiarla, se è il caso, per essere così disponibili a incontrare la straordinaria varietà e ricchezza di tutto ciò che esiste, sia fuori che dentro di noi.
Questo modo di agire così pigro e ingenuo, figlio primogenito della nostra inconsapevolezza e della nostra ignoranza, del nostro “non sapere di non sapere”, rende la nostra cultura morta e sterile, lontana da quel “saper coltivare” e “saper fare” che è indicato dal significato più profondo e autentico della parola “cultura”. Se a questo punto guardiamo la nostra “conoscenza” vediamo un grande magazzino pieno di scatole ben chiuse: forse è arrivato il momento di svuotare il magazzino e di aprire le scatole.

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1 commento :
  1. Marcello

    Ricordo bene quando hai fatto quella foto a Pietro, a Mikonos nella spiaggia di Agrari con Naxos. In presenza di “cose” della natura così ricche solo il silenzio permette di farne esperienza completa, le parole sono un di più … Grazie per avermi ricordato qual momento magico.

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