Il senso delle nostre piccole abitudini

Scritto da Dario Urzi il 21 nov., 2009, su Medicina della Consapevolezza

dsc_2342-copia2-compLeggo dalle splendide e intensissime pagine del libro “Essere nel presente” di Marina Borruso: “Non sottovalutate le piccole abitudini. Quelle di cui vi sembra di non poter fare a meno. Quei cinque minuti di riposino, quella tazza di caffè al mattino con lo stesso numero di cucchiaini di zucchero. E guai se non sono esatti, se il caffè non ha la temperatura giusta, se qualcuno osa disturbarmi in quei minuti di riposo! E’ proprio la reazione che abbiamo quando non possiamo avere le nostre piccole abitudini a rilevarne la dipendenza e quindi la sofferenza latente dietro l’abitudine. A volte sembra proprio che diciamo a noi stessi: non mi resta che questo e non me lo lasciano! Povero me!

 Quella tazza di caffè, quella telefonata sempre alla stessa ora, accendersi la sigaretta sempre in certi momenti, sono gesti che spesso hanno come unico scopo quello di sotterrare qualcosa, quello di non entrare in quello che c’è, rifugiandoci invece nell’illusoria rassicurazione della ripetizione. E se restano nell’oscurità dell’inconsapevolezza, finiscono per contribuire a mantenere un’identità. La verità è che spesso non so nemmeno più se mi piace o no il caffè e se ne ho voglia questa mattina o tutte le mattine, se ho voglia tutti i giorni di chiamare quella persona. Ciò che veramente voglio è poter avere qualcosa da fare che mi distragga dalla sofferenza che ho. Il conforto e la rassicurazione possono aiutarci. Ma sapere che è una rassicurazione è importante. Accogliere onestamente ciò che c’è al di sotto è un passo verso un grado di libertà interiore maggiore. Allora ciò che facciamo diventa spontaneo, creativo, ed è allora che incominciamo a notare i diversi ritmi con i quali si muove la vita fuori e dentro di noi. Le abitudini piccole o grandi possono rivelare una tendenza a fermare il flusso della vita, che non è mai uguale, che non si ripete, che muta e si rinnova continuamente”.

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