L’esperienza di una cena “Consapevole”

Scritto da admin il 10 nov., 2009, su Medicina della Consapevolezza

Troppo spesso i momenti in cui ci alimentiamo sono frugali, consumati giusto per non “morire di fame” durante una pausa che di “pausa” ha solo il nome, con la mente già orientata a quello che si deve fare dopo, oppure guardando TV o facendo tutt’altro che prestare attenzione a quello che si sta facendo.

Eppure esiste un’altra possibilità: un ascolto vero, un sentire fatto di istanti che si susseguono uno dopo l’altro, dove l’atto di mangiare è un tutt’uno con l’Essere che si sta alimentando.

E in pratica … cosa vuol dire ?
Vi racconto la mia mia esperienza del 12/10/09

La cena “in teoria” non era un granchè visto che il luogo era un Ristò di Milano, e il menù delle verdure cotte, un po’ di carote e pomodori crudi, degli Hamburger e, come frutta ananas mirtilli e kiwi. Dico in “in teoria” perchè il solo fatto di decidere consapevolmente di voler prestare attenzione a ogni singolo senso l’ha trasformato in qualcosa di unico.

Se fossi un vero “Buddha” (nel senso del buon Giulio Cesare Giacobbe) avrei potuto fare il vuoto mentale e “isolarmi” dall’esterno, invece non sono ancora così bravo … ho infilato le mie cuffiette dell’iPhone e ho fatto partire la mia mitica “Rainforest”: un’unica “canzone” di un’ora fatta dei suoni della pioggia, di uccelli e animali della foresta pluviale.

Da questo momento il mondo attorno a me si fa più ovattato, sposto la mia attenzione sul vassoio e decido di fare tutto più lentamente … davvero … provate a fare tutti i movimenti che normalmente fate mentre mangiate a una velocità dimezzata: all’inizio vi può sembrare strano ma vi invito a provare. Già dopo pochi istanti faccio il primo respiro profondo, segno che la direzione è quella giusta ( il corpo vi fa sempre sentire quello che è giusto per voi).
Prendo una forchettata di carote e una di verdure cotte, noto l’intrecciarsi casuale dei colori (arancione e color verde scuro tendente al melanzana) e delle diverse superfici (ruvida le carota tagliata a julienne, liscie e fibrose le foglie delle verdure cotte). Metto in bocca il tutto e sento la diversa consistenza delle due verdure, il sapore non è un granchè, ma almeno me ne rendo conto ! :).

Rumori dall’esterno mi distraggono …  riporto l’attenzione ai suoni della natura e l’equilibrio ritorna.

Una forchettata ai pomodori…  un rosso fin troppo evidente … uno spicchio della dimensione giusta per essere infilato in bocca delicatamente … la differenza con le altre verdure si sente in bocca: succosi,freddi, insipidi perchè naturalmente diversi e non conditi.
Guardo la carne, noto le leggere bruciature sulla superficie tipica della cottura alla piastra e respiro anche il loro profumo. Mentra la taglio vedo il colore rosato della cottura media che avevo chiesto.

Mastico lentamente, molto lentamente e subito ritorna la sensazione di pace che prima descrivevo … è proprio la direzione giusta …

Il momento della frutta è stato il più bello: ho inforchettato i mirtilli con i piccoli pezzetti di kiwi, guardo il diverso colore dei due frutti …. noto le striature del kiwi e i piccoli semini all’interno … metto il tutto in bocca e gusto il contrasto leggermente aspro del kiwi con quello decisamente più dolce dei mirtilli … Adesso tocca all’ananas … la mangio con le mani (lo so … non è molto educato, ma quando sei in stato di grazia te ne freghi di certi “filtri sociali” …) … la fetta rotonda è di un bel giallo acceso, dolce già allo sguardo … il morso è lento e deciso per evitare di “sbrodolarmi” … una volta in bocca il dolce intenso si trasforma in liquido da deglutire piano piano, poi a seguire la parte più fibrosa, sempre dolce ma di consistenza completamente diversa … e questo gioco della doppia deglutizione (prima la parte liquida e poi quella solida) si sussegue lentamente e dolcemente un boccone dopo l’altro.

Quando sul piatto c’è l’ultima fetta sento già un profondo senso di sazietà che si irradia nella parte alta della pancia e quindi decido di lasciarla sul piatto, d’altronde perchè “forzarsi” se già il nostro corpo ci dice che sta bene così ?

Giungo le mani sotto la punta del naso, nella tipica posizione di preghiera: ringrazio Dio per l’abbondanza che mi ha dato e per la fortuna quotidiana di questa abbondanza … un’altro respiro profondo emerge naturalmente.
Mi alzo e comincio a incamminarmi … a questo punto è naturale camminare “ciondolando” con le braccia rilassate e lo sguardo a pennello come il mio amico Dario ci insegna nei corsi sulla pratica del benessere.

Un senso di tensione attraversa però la mia pancia: sento chiaramente che non c’entra niente con la cena … E’ qualcosa di molto diverso, di profondo e doloroso da ascoltare … ma questa è tutta un’altra storia e magari la approfondiremo in un’altro post.

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