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L’eredità delle emozioni, delle paure, dei conflitti e dei desideri

Scritto da Dario Urzi il 23 giu, 2015, su Scuola del Benessere

Desidero riprendere a parlare di genealogia dopo aver tanto lavorato su me stesso e con tante altre persone in modo molto pratico, incontrando ed esplorando direttamente  il nostro grande albero genealogico e la sua storia con modalità molto simili, e in molti casi corrispondenti, a quelle che si utilizzano nelle costellazioni familiari.

Voglio iniziare ponendo una domanda:
“Come è possibile che giungano sino a noi, insieme al nostro patrimonio genetico, anche le emozioni e le passioni, le gioie e i dolori, le ansie e le paure, le rinunce, i rimpianti e i desideri non solo di nostra madre e di nostro padre ma anche di tante altre persone che ci hanno preceduto nella vita su questa terra e che nel loro insieme formano il grande albero della nostra genealogia?”.

Se riteniamo che ciò non sia possibile non è il caso che continuate a leggere questo post.

Se invece ritenete che una domanda del genere abbia un senso allora vale forse la pena di avventurarsi nella lettura delle righe successive.

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Il vuoto e l’onnipotenza del possibile

Scritto da admin il 19 dic, 2009, su Medicina della Consapevolezza, Pratica filosofica

cornice delle possibilità

Desidero riproporre questo post, scritto da Samantha nel luglio di quest’anno dopo che io e lei avevamo a lungo parlato ed esplorato il “vuoto” dentro e fuori di noi, con alcune piccole integrazioni che, a sei mesi di distanza, mi sento di introdurre mantenendo inalterata la sua struttura e l’intenzione che lo anima. (Dario Urzi). 

 

Sulla mia scrivania tengo una cornice con un biglietto fatto con il cartoncino. E’ piegato in tre parti e si apre e si chiude come una finestra. Quando le due ali laterali sono chiuse si legge la parola ”vuoto”. Quando sono aperte si legge invece: ”Qui tutto è possibile”.

Il concetto di vuoto è un concetto di non facile e immediata comprensione. Nella tradizione filosofica occidentale il vuoto è pensato, con Parmenide, come il non-essere, come il nulla assoluto. Nel  buddhismo e nel taoismo il “wu”, ovvero il vuoto, indica invece un’assenza determinata, un vuoto determinato, in altre parole “ciò che, in qualche cosa, non c’è”. Sul piano della neurofisiologia della percezione il vuoto è un problema irrisolto, qualcosa che non si riesce a spiegare dato che non si da ragione del fatto che si possa “sentire” qualcosa che non c’è, il non- esserci di qualche cosa. 

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